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Vecchi Detti Non Sempre Corroborati Dalla Realta'

di Oscar Graziani Vicepresidente della Comunita' Montana dell'Appennino Cesenate (25/01/09)

A proposito di vecchi detti, mi sa che quello recitante “gli inverni di una volta non si vedono più” se ne sia andato a farsi friggere con questo po’ po’ di freddo, neve e gelo che Giove pluvio ci dispensa  da un mese e più  a questa parte!  E al pari dell’inverno “vero” pure gli sport e il turismo invernali, parevano destinati irrimediabilmente a declinare, qui come altrove. Ve li ricordate certi esegeti delle orchidee spontanee in fiore (per 365 giorni all’anno) quando sentenziavano sicuri che la coltre nevosa nei nostri monti non si sarebbe praticamente più vista? Ebbene i bollettini della neve che il teleschermo quotidianamente ci riversa  parlano di una coltre minima  di 100 ed una massima di oltre 200 centimetri presenti nella gran parte della dorsale appenninica, per non parlare poi dell’arco alpino, in questa stagione particolarmente di bianco dipinto. Insomma, e lo rimarcano piuttosto compiaciuti gli operatori del settore, una stagione bianca così propizia ed affollata come questa sinora, era un pezzo che non si vedeva! (e meno male, visti anche i chiari di luna che la crisi economica, per altri versi, ci fa prospettare). Riguardo poi al tema siccità coniugato al verbo “irreversibile” come taluni da qualche tempo inevitabilmente ci ammoniscono, era invero da un po’ che non si assisteva a tanto ben di Dio per riempire le fonti e…gli invasi della preziosa risorsa naturale (quello di Ridracoli pare stia per tracimare un’altra volta e proprio in un periodo a ciò inusuale come l’attuale); tanto che siamo in certi casi “ al troppo stroppia” come è per taluni importanti bacini imbriferi del Nord dell’Emilia, che generano preoccupazioni contrarie! E l’effetto serra? C’è indubitabilmente, ma forse nessuno ne sa al momento di più! Per dire che un po’ tutti sarebbe bene adoprassero un di più di prudenza in queste fatalistiche (e di perciò fatalmente destinate prima o poi a cadere) sicurezze, o sicumere, comunque le si voglia chiamare! Altro termine da tempo assai abusato, sempre per restare in alta quota, è “la montagna assassina.” Allocuzione dai mass-media usata a fronte degli innumerevoli incidenti, spesso con esiti fatali, che coinvolgono sempre più persone che , o per sport, o per diletto o per irrefrenabile passione in montagna si avventurano, talvolta neppure troppo preparati! Ma anche qui si confondono volentieri (ai fini appunto di sparar titoli) le cause con gli effetti: avete mai visto, tanto per dire, l’Everest, il K2, l’Aconcagua, il Monte Bianco etc. venir giù e travolgere improvvisamente i centri abitati più prossimi alle loro pendici? Non mi pare proprio, se si eccettua qualche slavina da andare a “stuzzicare “ comunque fin sotto i picchi. Succede quasi sempre il contrario, e cioè che rimangono (o rischiano fortemente) vittime coloro che, più o meno consapevolmente, ne sfidano le asperità, sia fisiche che atmosferiche. Intendiamoci, in queste imprese (che tali rimangono per la maggior parte di noi comuni mortali) giocano anche la sorte e le condizioni fisiche e climatiche del momento in cui si è in azione, certamente; ma probabilmente anche una maggiore prudenza, unita ad una preparazione specifica ed in progress, e a idonee dotazioni al seguito,  non guasterebbero sicuramente nell’intento di  salvaguardare vite umane, specie a fronte di eventi imprevisti come a  certe quote e latitudini possono accadere ( anche quando non necessariamente “estreme”). Ma ahimè anche in questo la Tv è pronube e moltiplicatore di sogni esagerati, quand’anche non pericolosi! Insomma farsi tutti e 14 gli ottomila del pianeta, o giù di lì, non è esattamente come farsi la classica (e in questo caso davvero salutare) sgambettata postprandiale per le vie del paese!  E forse certi traguardi è meglio lasciarli immaginare o realizzare ai (pochi) Mesner in grado di tagliarli davvero, e pure loro non senza assumersene un qualche rischio,  tutt’altro,  ma comunque, per quanto possibile, calcolato. Nessuno dica che la montagna non si possa godere solcando tranquillamente le tante vie pervie, secondo conoscenza e resistenza, soffermandosi ogni qualvolta a riposare, rifocillarsi e all’occorrenza pernottare negli alloggi esistenti; il tutto senza doversi accampare per forza (o per sfida) con una piccola canadese sopra un  dirupo a strapiombo e con parecchi gradi meno all’esterno! In certe condizioni, non dico l’Annapurna, ma persino la Moia diventa pericolosa! E quando in giro c’è tormenta cosa di meglio si può che stare davanti ad un camino acceso sorseggiando un caldo brule’? Forse gettarsi nelle acque calde e fumose di una piscina termale, sempre che ci si trovi nei paraggi di Bagno. Bene, ho preso a bersaglio certi luoghi comuni che parlano del nostro “mondo” con la speranza che l’anno da poco iniziato ne spazzi a sufficienza, e in tutti i campi!

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