Mala Tempora Currunt
di Oscar Graziani Vicepresidente della Comunita' Montana dell'Appennino Cesenate (22/02/09)
Mi pare questa l’espressione adatta a fotografare una situazione odierna quanto mai densa di incognite e povera di squarci. Anche sul piano locale la crisi (questa crisi, definita da molti ormai epocale!) inizia a mordere e a proiettare la sua ombra sul nostro tessuto economico-produttivo: vedi prima di tutto, ma forse non soltanto, la vicenda “Simona confezioni” di cui il sindaco di Bagno vi ha parlato in questo stesso spazio la scorsa settimana, e a cui anch’io voglio riallacciarmi col pensiero. Primo per esprimere alle maestranze oggi in lotta per la salvaguardia del proprio posto di lavoro l’espressione della nostra solidarietà e vicinanza alla loro causa, anche come amministrazione della Comunità Montana. Anche perché il significato e lo scopo di questa lotta travalica gli stretti confini della località su cui questo opificio insiste - che è S. Piero in Bagno- e si configura di interesse e importanza quantomeno territoriali, e non solo in ragione (come pure lo è) che alla Simona ci lavorano maestranze residenti anche fuori S. Piero e Bagno. Secondo per sostenerle, per quanto ci sarà possibile, a fianco di Comune, Provincia , Regione e parti sociali nell’obiettivo primario di rintuzzare l’attacco indiscriminato e totale ai livelli occupazionali portato avanti da una proprietà diventata nel frattempo multinazionale e che pare non avere affatto in cima ai propri pensieri il destino occupazionale e produttivo di questo “gioiello” di vallata (perché tale è la Simona, grazie anche alla estrema professionalità e perizia acquisita nel tempo dalle sue lavoratrici). Certo non viviamo nella luna, anche qui arrivano immediati gli echi della pesante congiuntura che il Paese e l’universo mondo odiernamente attraversano, sappiamo e leggiamo dei piani di ridimensionamento di tutto ciò che fin qui è passato come “made in Italy,” anche in quel settore delle grandi griffe super modaiole dove siamo stati egemoni; tutto ciò detto e considerato non mi pare proprio giusto, tantomeno razionale, che il colpo di grazia, in un gruppo importante e assai dislocato come “La Perla,” venga assestato a noi, perché i più lontani dal cuore del sistema e perciò anche dagli occhi dei nuovi decisori! Concordo con Spignoli quando definisce disastroso il contraccolpo economico e sociale che ricadrebbe su S. Piero e su tutta l’alta Val Savio, se davvero dovesse chiudere la Simona. Disegno al quale occorre resistere con la forza della unità e della ragione e con la ragionevolezza delle controproposte da opporre al tavolo della trattativa, che va presidiato sin d’ora, a mio avviso, da una presenza attiva ed autorevole di Regione e Stato, attraverso i loro Organi delegati. Certo, col prezioso apporto di solidarietà che giorno per giorno, e meno male, si avverte sempre più crescere attorno a questa importante vertenza. Certo è che questa recessione non può (purtroppo) venire paragonata ad una qualsiasi delle cosiddette fasi congiunturali a cui l’economia moderna, coi suoi alti e bassi, ci ha in questi anni un po’ abituati, e dalle quali si è spesso usciti con l’innovazione, l’aumento e la diversificazione produttiva. Qui da noi, vedi Simona (e non solo, temo) i segni cominciano ad avvertirsi ora; altrove interi comparti produttivi e commerciali, sino ieri fiorenti, si sono da qualche tempo come avvitati in una spirale perversa fatta di rarefazione degli ordini, aumento delle scorte immagazzinate, peggioramento dell’esposizione debitoria, impossibilità o insostenibilità del ricorso al credito di esercizio oltre la stretta contingenza, svuotamento delle capacità patrimoniali delle aziende, specie le medio-piccole, che sono fra l’altro la grande maggioranza di quelle attive nel Belpaese e la totalità, si può dire, di quelle presenti e operanti a livello delle zone interne (marginali o montane) come le nostre. Bastava vedere, domenica scorsa in Tv “Presa diretta” di Riccardo Iacona per farsi venire i brividi. Un altro dato che appare (in negativo) altrettanto eclatante è quello che ci dice che nel solo mese di Gennaio, appena trascorso, le ore di cassa integrazione pagabili sono già la metà di quelle pagate per l’intero anno 2007! E in mezzo a tutto ciò non è affatto escluso che anche in quei settori che non risentono direttamente (o ne risentono assai meno) di questa recessione mondiale, si prenda a pretesto la difficile congiuntura economica e di mercato per forzare unilateralmente la mano e imporre drastiche riconversioni produttive e commerciali, pesanti ridimensionamenti occupazionali, dislocazioni selvagge etc..Specie a danno delle zone più decentrate dove in ragione dei numeri e delle distanze si è per forza di cose più deboli ed esposti. Ma dove, per la ragione opposta che ci fa dire che ogni posto perduto è a questi livelli difficilmente rimpiazzabile, non ci potrà essere , a fronte di questi giochi, alcun cedimento o acquiescenza di comodo o maniera.