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La Crisi Non Ci Faccia Deviare Dai Problemi Reali

di Oscar Graziani Vicepresidente della Comunita' Montana dell'Appennino Cesenate (15/03/09)

Tempi duri per tutti, questi che stiamo attraversando, ed anche confusi, se così ci si può esprimere; tempi duri per il lavoro e per chi lo rischia, a causa di una crisi che, da congiunturale, sta (purtroppo) assumendo i toni e i contorni di una vera e propria cesura epocale. Questo per le maestranze della Simona, che, pur a fronte di ipotesi assolutamente liquidatorie loro prospettate dalla nuova proprietà multinazionale, pare riescano ad agganciare, sia pure in extremis, lo stesso treno sul quale, verso la parte finale dello scorso anno, sono riuscite a salire le loro colleghe di Bologna. Per un viaggio non certo facile, né dagli esiti scontati, ma con un traguardo (produttivo ed occupazionale) che vada oltre il (lungo) periodo necessario al ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Un plauso quindi, al di là degli stessi risultati conseguibili, alla loro perseveranza, tenacia e convinzione che ha fatto in modo, stringendosi al Sindacato e confortate dall’opinione pubblica, di riportare al centro dell’attenzione - sia locale che generale - la loro giusta causa, forse all’inizio un tantino sottovalutata al di fuori delle “mura” sampierane. Un plauso all’amministrazione comunale di Bagno, nella persona soprattutto del sindaco, che con altrettanta tenacia ha seguito e riportato la vertenza fino “ai piani superiori.” Una menzione particolare alla Regione, impersonata in questa dura vertenza soprattutto dall’assessore alle attività produttive Campagnoli, che, mettendo da parte qualche iniziale incomprensione scaturita con noi valligiani, è riuscito a creare le condizioni per offrire un “tavolo” autorevole e stringente alle controparti in causa. Per quanto ci riguarda, non avendo “poteri” specifici in materia, abbiamo cercato di seguire al meglio questa vertenza, giudicandola da subito di valenza territoriale ed “esemplare,” per le sue note caratteristiche, nelle (rare) occasioni in cui siamo stati richiesti. Ben volentieri, quando sollecitati o interpellati, abbiamo unito i nostri buoni uffici a quelli della Provincia  e dell’Assemblea regionale a fare in modo che, almeno sul versante istituzionale, si facesse chiarezza ed unità, e siamo confortati oggi, tutti assieme, dall’esserci in qualche modo riusciti. Bene, per ora, anche se occorre rendersi conto che i problemi sia nello specifico delle operaie della Simona, sia più in generale del tessuto produttivo locale, non sono certo finiti qui ed ora, magari lo fossero, magari quelli in giro emergenti svanissero con la crisi stessa! Ma del resto questa stessa grave congiuntura, oltre a produrre (o a prospettare) danni reali, pare che ne produca anche di riflessi, nel senso che a volte, per qualcuno, pare rappresentare, come posso dire, anche l’occasione per la ricerca di diversivi di sorta o per uscite un po’ inopinate e un po’ estemporanee!  Già Renzo Spignoli, nella rubrica della settimana scorsa, ha avuto modo di lamentarsene, a proposito di qualcuna di esse cucita addosso in un caso alla crisi  Simona e nell’altro alla (presunta) camicia di forza fatta indossare ai nuovi strumenti urbanistici adottati dal suo (e mio) comune!  Per parte mia, o meglio nostra, mi corre l’obbligo di contestare un paio d’interventi succedutisi all’interno del secondo convegno economico (dopo quello di S. Piero) organizzato in valle dal partito dell’U.D.C. e più precisamente a Sarsina, nei quali i relatori di turno hanno fatto un po’ a gara a cogliere a bersaglio delle loro critiche gli Enti locali, Comuni e Comunità Montana in particolare, quali dispensatori di sprechi ed inefficienze varie, più che come dispensatori di servizi e regolatori di vita sociale! Quando si parla di troppe amministrazioni pubbliche copresenti nel nostro territorio, a partire appunto dai 7 comuni membri dell’attuale comunità montana, nonché dalla stessa, si esprime un giudizio, opinabile certo (come tutti del resto) ma legittimo. Altra cosa è proseguire, come è stato fatto da un affermato imprenditore locale, citando dati e cifre a caso (meglio dicasi, ad effetto) e sostanzialmente non vere o assolutamente non verificate, del tipo: l’ Ente Comunità Montana a fronte di un bilancio annuo di 2 milioni o poco più di euri, ne spende(rebbe) 1,5 (uguale ai due terzi) per mantenere la propria struttura; ergo è proprio un ente da superare! Ora, a parte il fatto che, avendo in mano la bozza del bilancio  previsionale 2009, che proprio ieri abbiamo come Consiglio licenziato, risulta che le spese di mantenimento (per il personale,  gli amministratori e le generali) non superano i 550.000 euri, a fronte di “un budget” complessivo annuo movimentato (fra spese per materie delegate e investimenti straordinari) che si situa ben al di sopra di quei due milioni (normalmente si arriva sui cinque, crisi permettendo) annui annunciati!  Mi rendo conto che non sempre si ha modo  e tempo per approfondire le cose ma, ad ogni buon conto, per ovvie ragioni di spazio, rimando il nostro amico e chi lo voglia “al pezzo” pubblicato, a mia firma, in questa stessa rubrica di questo giornale domenica 11 gennaio scorso.

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