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La Montagna: Da Problema A Risorsa

di Oscar Graziani Vicepresidente della Comunita' Montana dell'Appennino Cesenate (26/04/09)

Venerdì 17 si è tenuta la 11° Conferenza regionale per la Montagna, indetta dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna, alla quale anche noi abbiamo preso parte. A parte il fatto che il giorno (ndr. per chi è superstizioso) e  la località (Travo, provincia di Piacenza) prescelti non fossero, diciamola così, troppo “potabili” direi che è stata una buona occasione per fare il punto della situazione, a distanza di tre anni dall’ultima conferenza tenutasi allora in Val di Taro (PR). Cominciamo intanto con l’inquadrare il fenomeno montagna per quel che rappresenta, su scale diverse:  il 54% del territorio italiano è ricompreso in zona collinare e montana, 11 milioni sono i residenti, e vi si produce il 17% del P.I.L. nazionale; in Emilia-Romagna sono 124 i comuni classificati montani sui 341 totali, con una popolazione stanziale che è all’incirca del 9% di quella complessivamente residente nella regione. Il tutto significa quindi grandi dimensioni territoriali a fronte di una scarsa presenza umana a presidio di queste zone, che sono comunque una importante ed ineludibile  realtà socio-territoriale! Forse i dati di cui sopra da soli non fotografano il valore reale che la montagna apporta al “sistema Paese” e quindi anche in questa regione. Le opportunità che questo microcosmo può offrire possono infatti risultare ancora più preziose, se ben valorizzate, per contribuire all’uscita dalla crisi, puntando su modelli di sviluppo orientati alla salvaguardia ambientale e allo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, oltre al consolidamento del fenomeno turistico ed escursionistico. In montagna sono infatti collocate le maggiori risorse naturali che vengono sfruttate da tutti, senza peraltro averne in loco un corrispondente (e per me sacrosanto) ritorno: vedi, al riguardo, il discorso delle fonti da energia rinnovabile (solare, idroelettrico, eolico, forestale etc.) che è di ampia potenzialità, ma ahimè, almeno per ora, di  limitata utilizzabilità. Per scendere nello specifico della conferenza di Travo, gli argomenti maggiormente trattati, e nella relazione Muzzarelli ( Giancarlo, assessore di fresca nomina alla programmazione territoriale, montanaro di estrazione) e in quella di Pasini (Presidente U.N.C.E.M. regionale) e nel dibattito successivo, nonchè nelle stesse conclusioni del Presidente Errani, sono risultati i seguenti: a) riconosciuta positività delle politiche per la montagna impostate sinora dalla Regione e dagli Enti locali, col concorso dell’imprenditoria diffusa e a questi livelli particolarmente tenace. b) perseguimento dei processi di sviluppo e di qualità eco e socio compatibili, puntando sulle peculiarità endogene, per aumentare l’appetibilità dei territori e delle sue produzioni; c) costruzione in montagna di una rete di opportunità per chi vi abita e per chi vi lavora, a partire  dal miglioramento dell’accessibilità (sia fisica che digitale) e la fruizione di servizi adeguati; d) piena attuazione della L.R. n.10/2008 (sulla riforma degli Enti montani e limitrofi) per la quale la R.E.R.si spende riversando sul piatto un contributo straordinario, e in gran parte sostitutivo dello Stato, di tre milioni di Euro per l’anno in corso e altrettanti per il 2010. Naturalmente ciascuno, fra i numerosi intervenuti,   ha battuto sulla tastiera nel modo più congeniale alle proprie sensibilità ed esperienze, rispetto all’ampia gamma di argomentazioni, critiche e proposte disponibili o proponibili in corso di lavori. Per quanto mi riguarda, nel mio intervento, dopo averne apprezzato lo sforzo propositivo (ed anche finanziario) profuso in questi anni a supporto del comparto montagna, ho criticato la Regione su un aspetto della riforma degli Enti montani, a mio avviso eccessivamente dirigista, che è correlato alla “governance” delle Comunità montane, le quali saranno poste, diciamola così, sotto diretta tutela dei sindaci membri; meritandomi così, da parte di Errani, del testardo, del resto simpaticamente e immediatamente ricambiato. “Chi vivrà vedrà “ resta forse  il solo modo di concludere - per ora- questa querelle che solo apparentemente potrebbe intendersi come fra addetti ai lavori, ma che davvero non potrà non avere conseguenze concrete, in un modo o nell’altro, sulla vita (e sulla funzionalità) delle Comunità Montane trattino Unione dei Comuni, così come prefigurate nel disegno di emanazione regionale. Nonostante la crisi, che spinge ciascuno a rinserrarsi nel proprio particolare, nonostante gli egoismi, i particolarismi e i corporativismi (economici, politici, territoriali e persino etnici) oggi imperversanti, resto personalmente convinto che potremo contare se sapremo imporre, prima di tutto culturalmente, e inverare poi il concetto che è alla base di tutti i nostri ragionamenti: dalla montagna vista (storicamente) come problema occorre passare alla montagna da vedersi ( e giocarsi) come vera e propria risorsa  peculiare e nazionale!

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