INFESTAZIONI DI VESPA CINESE SUI CASTAGNI
COMUNICATO IN MERITO ALLE INFESTAZIONI DI VESPA CINESE SUI CASTAGNI
A due anni di distanza dal ritrovamento dei primi focolai del cinipide del castagno (Vespa cinese) Dryocosmus kuriphylus in alcune aree dell'Appennino emiliano-romagnolo, la diffusione dell'insetto non si è arrestata. Tutte le province della nostra regione, fatta eccezione per una parte della provincia di Piacenza, sono ormai considerate aree di insediamento del cinipide.Ora anche i castagneti presenti sul nostro territorio sono stati pesantemente attaccati dalla Vespa cinese, a riprova che si tratta di un fenomeno che non ha una dimensione locale ma ormai regionale e nazionale. E’ per tale motivo che la soluzione al problema non può essere trovata in interventi locali, ma ricercata in un contesto territoriale ben più vasto. Crediamo che sia ora necessario fare il punto della situazione e considerare quanto è stato realizzato per far fronte a questo problema. E' importante infatti che produttori ed operatori del settore siano informati sulle reali dimensioni del fenomeno per valutare, tutti insieme, le future azioni da intraprendere. Un nemico difficile da combattereSin dalle prime segnalazioni di vespa cinese nei castagneti emiliano-romagnoli l'Assessorato Regionale all’Agricoltura, tramite il Servizio Fitosanitario, si è immediatamente attivato per individuare e realizzare tutte le misure possibili per contrastarne la diffusione. Purtroppo, l'esperienza di questi due anni e i contatti con realtà che, prima di noi, hanno dovuto affrontare questa emergenza fitosanitaria (Piemonte in particolare), hanno dimostrato che l'eradicazione dell'insetto è impossibile. La rapida progressione con cui si è diffuso in aree anche molto distanti tra di loro, l'inefficacia e l'impossibilità di intervenire con trattamenti insetticidi in castagneto e l'assenza di antagonisti naturali hanno reso impossibile qualunque intervento di controllo immediato.Ciò che però si può fare e deve essere fatto, è mettere in atto strategie di lotta che consentano di contenere le infestazioni a livelli economicamente accettabili e siano al contempo eco-compatibili, in considerazione della particolare tipologia della coltura. Per queste motivazioni, si ritiene che l'unica strada percorribile, in analogia con quanto si sta facendo in altre regioni italiane, sia la lotta biologica. Dallo scorso anno la Regione Emilia Romagna ha attivato uno specifico progetto per l'introduzione nei nostri ambienti del parassitoide della Vespa cinese, denominato Torymus sinesi, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Torino che per prima ha affrontato il problema. Ma non solo. Sono state attivate le misure previste dalla normativa fitosanitaria vigente, con l'obiettivo di limitare il più possibile la diffusione dell'insetto nelle aree castanicole dell'Emilia-Romagna.Le prescrizioni fitosanitarieIn applicazione al DM 30 ottobre 2007 sulle misure di emergenza per la lotta al cinipide, il Servizio fitosanitario ha disposto gli interventi da attuare nel territorio regionale nel 2010 (Determinazione n. 1735 del 23 febbraio 2010). Con tale determinazione è stata delimitata l'area di insediamento dell'insetto.Il programma di lotta biologicaPer contenere le infestazioni, in collaborazione con l'Università degli Studi di Torino, la Regione ha avviato nel 2009 un progetto triennale di lotta biologica con l'obiettivo di:creare in Emilia-Romagna aree preferenziali nelle quali sia favorita la riproduzione del parassitoide Torymus sinensis in maniera tale che possano fungere da serbatoio di inoculo per i castagneti della regione; favorire la diffusione del parassitoide in tutte le aree del territorio regionale in cui è presente la Vespa cinese al fine di ottenere il suo controllo.Già nel 2009 vi è stato un primo rilascio di Torymus sinensis a Carpineti (RE) in un castagneto individuato come area di moltiplicazione del parassitoide. Tra la fine di aprile e la prima decade di maggio 2010 sono state eseguite 4 nuove introduzioni di Torymus sinensis in altrettanti castagneti posti a : Santa Sofia (FC), Sasso Marconi (BO), Pavullo (MO), Castelnuovo Monti (RE).Durante l'estate verranno fatti controlli nei siti di introduzione e, in autunno, si procederà alla raccolta delle galle dalle piante interessate dai lanci per verificare la parassitizzazione del cinipide da parte del Torymus. A fine estate si effettuerà una nuova raccolta di galle da castagneti in produzione non interessati dai lanci per continuare le verifiche della presenza di parassitoidi autoctoni nel nostro territorio. Cosa rimane da fareNel 2011 proseguiranno le introduzioni di Torymus sinensis in nuove aree castanicole, per favorire la diffusione del parassitoide in tutta la regione. A questo proposito questa Comunità Montana ha già richiesto che vengano effettuate introduzioni sul proprio territorio. Il progetto di lotta biologica avviato nel 2009 non potrà tuttavia concludersi nel 2011, ma richiederà un'ulteriore implementazione negli anni a venire. Per tale motivo l'Assessorato Agricoltura della Regione Emilia-Romagna sta già avviando una serie di contatti con l'obiettivo di coinvolgere ulteriori soggetti della filiera, anche nel reperimento di nuove risorse.In considerazione del fatto che la vespa cinese è ormai un problema di carattere nazionale il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha istituito un gruppo di lavoro per la realizzazione di un Piano nazionale per il settore castanicolo. La Regione Emilia-Romagna, attraverso il Servizio fitosanitario, fa parte di questo gruppo di lavoro, dal quale sono attesi indirizzi di politica di settore, che potranno essere recepiti dalle regioni tramite specifiche azioni nei Programmi di Sviluppo Rurale. In attesa di conoscere con precisione i danni causati dalla vespa cinese, sulla base degli studi fin qui condotti e dell'esperienza del Piemonte, si può affermare che i danni fortunatamente non corrispondono all'impatto visivo dell'infestazione in atto.Ci rendiamo conto che le azioni intraprese non rispondono alle legittime richieste di soluzioni immediate che sollecitano i castanicoltori, ma sono le uniche che nel medio-lungo periodo possono risolvere definitivamente il problema. Per ulteriori informazioni visitare il sito web del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia Romagna: http://www.ermesagricoltura.it/Servizio-fitosanitario/Avversita-delle-piante San Piero in Bagno 26 maggio 2010.